Quello che stiamo vivendo è uno di quei momenti di grande cambiamento. Anche per questo, sollecitati come siamo a cambiare dall’evoluzione delle tecnologie, dalla globalizzazione e da un più incerto ruolo del nostro paese e della nostra cultura, sentiamo un gran bisogno di attaccarci a delle tradizioni anche a tavola. Anzi, soprattutto a tavola, perché quello che mangiamo ci dice chi siamo. Da qui la nostra grande passione per i prodotti tipici del nostro paese, sicuramente buonissimi ma spesso di dubbia (o quanto meno molto recente) tradizione. E fra questi, per quella improbabile meraviglia che è la pizza. Improbabile perché lei sola, fra le mille focacce diffuse un po’ in tutti i paesi intorno al Mediterraneo, è riuscita a diventare un simbolo dell’Italia per noi e nel mondo.

La pizza così  è nata infatti all’inizio dell’Ottocento a Napoli, e poi divenuto piatto tradizionale italiano. Come ci raccontano i racconti tra l’ironico e il drammatico prima Carlo Collodi e poi Matilde Serao, la pizza era un piatto povero, il cibo di strada del proletariato . E tale è rimasta fino agli ultimi decenni del secolo, con la nascita delle prime pizzerie e l’invenzione della pizza Margherita in occasione della visita dei Savoia a Napoli nel 1886.

Con il passare degli anni la pizza si diffonde in tutto il mondo grazie agli emigranti che portano lontano una tradizione tutta italiana. La pizza è attualmente uno dei cibi più consumati e diffusi al mondo, seppure con differenze sostanziali di stile fra nazione e nazione, ma anche tra le diverse regioni italiane.

Con questo articolo vogliamo raccontare proprio la folgorante ascesa della pizza dai bassi di Napoli al successo nazionale e planetario, dopo i grandi cambiamenti sociali e di costume avvenuti in Italia dopo il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta. Pur essendo un simbolo fra i più riconoscibili del mangiare italiano, noi dell’ASSOCIAZIONE PIZZAIOLI HACCADEMIA DELLA PIZZA sosteniamo fortemente quella scuola di pensiero che la pizza tradizionale evolve con i tempi divenendo anch’esso una pietanza da studiare,ricercare,rivisitare.

Infatti magari la pizza non si scrollerà mai di dosso la nomea di cibo povero,ma oggi la pizza moderna, rivisitata e studiata sempre di più  dai professionisti del settore che mettono l’accento sulla qualità, sta portando questo prodotto verso una visione nuova detta “gourmet” che parte dalla ricerca degli impasti e approda alla scelta dei condimenti. La pizza si rivela quindi estremamente versatile nel soddisfare ogni tipo di palato: è così che rinasce una nuova consapevolezza di questo alimento, capace di sfamare e saziare ma ormai sempre più spesso anche di stupire.

Sappiamo anche in modo molto eloquente  che la pizza è considerata da tanti una tradizione alimentare immodificabile,  qualcosa di eterno e immutabile, da mummificare in un disciplinare di produzione e proteggere con denominazioni di origine. Noi dell’ASSOCIAZIONE HACCADEMIA DELLA PIZZA sosteniamo fortemente con questo articolo,che una tradizione è invece qualcosa che vive nella testa, nelle abitudini e nella cultura di uomini e di donne. E che cambia insieme a loro. Qualcosa che ci si scambia con gli altri, si migliora e poi ci si scambia, come sempre è avvenuto soprattutto lungo le sponde del Mediterraneo. Le tradizioni alimentari insomma vanno sì conosciute, difese e valorizzate, perché fanno parte della nostra storia e della nostra cultura. Ma il loro posto non è il museo.